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Tortura: Giornata mondiale, ma in Italia manca il reato

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Dalla 'Dichiarazione dei diritti umani'

"La tortura è una grave violazione dei diritti umani e un'orripilante aberrazione della coscienza umana". Comincia così il messaggio del Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, per la 'Giornata internazionale per le vittime di tortura', che si celebra oggi 26 giugno. "Nonostante il quadro giuridico internazionale proibisca la tortura, gli Stati membri devono impegnarsi maggiormente per assicurare che il divieto di tortura sia applicato in modo attento al genere (gender-sensitive manner)" - afferma Ban Ki-moon nel chiedere "una miglior protezione per le donne" e a tutti gli Stati membri di ratificare la 'Convezione Onu contro la tortura' che include controlli internazionali sulla tortura nei luoghi di detenzione.

Nonostante la stigmatizzazione ufficiale, la tortura non é ancora stata sconfitta e continua a essere praticata infliggendo sofferenze fisiche e psichiche. Secondo i dati dell'Unione Europea sono più di 100 i paesi nel mondo che praticano la tortura. Si stima che attualmente l'Europa accolga 400mila rifugiati vittime di tortura e che ogni anno arrivino nel nostro continente 16mila richiedenti asilo sopravvissuti ad esperienze di tortura. "La prevenzione e lo sradicamento di tutte le forme di tortura e di maltrattamento rappresenta uno dei principali obiettivi della politica dell'UE per i diritti umani" - afferma il recente documento-guida del Consiglio Ue contro la tortura e per il sostegno alle vittime.

"L'Italia si presenta a questa Giornata internazionale impreparata e in ritardo rispetto all'obbligo internazionale di prevenire e reprimere la tortura" - afferma la Sessione italiana di Amnesty International in un comunicato per la Giornata internazionale contro la tortura. "Nel codice penale non c'è il reato di tortura, le autorità italiane non hanno mai espresso una condanna chiara delle rendition e risultano coinvolte nella sparizione forzata di Abu Omar" - afferma Amnesty. "L'Italia tende inoltre a erodere sempre di più, e in svariati modi, le garanzie contro la tortura per le persone espulse e ha promosso azioni miranti a screditare l'assolutezza del divieto di tortura a livello internazionale".

Per questo, la Sessione italiana di Amnesty International ha lanciato una mobilitazione e eventi, a partire da oggi, per chiedere a tutti di inviare appelli via fax al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, perché il governo italiano ribadisca pubblicamente la natura assoluta del divieto di tortura e dia seguito ad alcune importanti raccomandazioni tra cui quella di "introdurre nel codice penale il reato di tortura e ratificare il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura" e di "condannare pubblicamente le rendition, accertare il coinvolgimento dell'Italia in tali pratiche illegali, collaborare alle inchieste e ai procedimenti giudiziari in corso e alle indagini internazionali".

Nei giorni scorsi la Sessione italiana di Amnesty International ha evidenziato che la mancanza di uno specifico reato di tortura nel codice penale italiano fa sì che la tortura resti "senza nome" nel nostro ordinamento e che gli atti di tortura e i maltrattamenti di cui sono accusati i pubblici ufficiali vengano perseguiti come "reati ordinari" (quali "l'abuso d'ufficio e le lesioni personali"), siano puniti con pene non adeguatamente severe e restino soggetti a prescrizione. Una lacuna che è stata denunciata durante il processo in corso a Genova anche dai pubblici ministeri per quanto riguarda le violenze e i soprusi operati nella caserma della Polizia di Bolzaneto durante il G8 del 2001. [GB]

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